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“Se questo è un uomo”, Emanuele scusaci…

27 marzo 2017 Cronaca News


Mi sveglio per un nuovo giorno ed Emanuele non c’è più. Si trascinano a fatica le gambe. La mente vaga, sembra quasi che voglia ripercorrere la memoria di momenti che in realtà può solo immaginare. Prova rabbia insieme al cuore, si impaurisce di fronte a tanta crudeltà, chiude gli occhi e quasi lo vede, Emanuele, difendersi senza possibilità di fuga, senza possibilità di vita. Allora si domanda, si interroga e conclude con ferma convinzione che quel branco non è umano, non può esserlo, ha leggi troppo ignobili al suo interno. È disumano e distrugge tutto ciò che tocca, per primo se stesso. Mi fermo a parlare con il silenzio che ho intorno, solo un’antica domanda nell’aria, risalente a 70 anni fa: “Se questo è un uomo“. Grido di dolore di Primo Levi che riecheggia nella nostra storia, dai campi di concentramento ad oggi e che irrompe nella mia mente senza dare spiegazioni. Nonostante la sua giovane età Emanuele un uomo lo era, distrutto da chi forse non ha mai saputo esserlo, invidiosi della sua faccia pulita…

Mi chiedo banalmente come si possa cancellare una vita in questo modo, una risposta non ce l’ho. Sto in silenzio, leggo le notizie, Emanuele Morganti non ha avuto scampo.

Un’altra domanda mi si pone davanti, adesso ho più paura di trovare una risposta. Voglio sapere ora e subito cosa sia cambiato dall’urlo disperato lanciato dai campi di concentramento, quando il mondo era sempre più branco di se stesso. Cosa è cambiato da quando tanti sapevano della immane strage e nessuno parlava. Penso ad Emanuele e mi rispondo, quel grido di dolore è ancora valido e forse ancora più forte perché dimostrazione chiara di quanto l’umanità abbia fallito. Abbiamo tutti fallito, di nuovo.

Bisogna ancora fare i conti con uomini che si aggirano come bestie in cerca di prede, con la loro fame di violenza e con i loro bassi istinti frutto di una civilizzazione mai e dico mai avvenuta. Guardo le foto, seguo le notizie sperando di leggere finalmente che le bestie sono state individuate con certezza e che giustizia è fatta. Se questo è un uomo di Primo Levi continua a rimbombarmi nella mente, sulla scia di una tristezza indicibile la realtà si mescola con il passato, comincio a leggere così…

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che sta lì pieno di paura, buttato a terra da un branco di bestie feroci,
che con dolore lancinante riceve calci e pugni senza pietà,
che sente la più becera ferocia spezzargli le ossa una ad una,
che ricoperto di sangue riceve il colpo mortale che sa di ferro ed è pesante,
che non ha più sogni, desideri e progetti,
che muore, muore senza un perché.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Emanuele è vita spezzata tragicamente ma ricomposta dai suoi genitori che con il coraggio di chi ama, perché di questo si tratta, hanno deciso di donare gli organi del figlio per far vivere altre vite.

Penso a loro e stavolta non ho più domande, soltanto tanto da imparare.

 


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