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“L’altra faccia della luna”, la Ciociaria più vera raccontata nel romanzo di Massimiliano Mancini

3 aprile 2017 Arte e Cultura Live ed Eventi News


Per caso, cosi nascono le storie più belle. Un giorno il giovane teatrante ciociaro Andrea Murchio chiede allo scrittore di saggi Massimiliano Mancini di scrivere un testo teatrale che abbia come sfondo e colore la Ciociaria della Seconda guerra mondiale, con una condizione: scrivere una storia vista dal basso che racconti la parte più vera e quotidiana delle vite ciociare. E più che per bravura che per magia in soli 15 giorni nasce dalla penna di Mancini, romanziere per la prima volta, “L’altra faccia della luna“.

Un testo che in un primo momento nasce dunque come spettacolo teatrale e che proprio in questa veste prende il nome di “11 Settembre 1943″, anno del bombardamento su Frosinone da parte degli alleati e poi come romanzo a tutti gli effetti, indossando nel titolo l’eleganza della luna nella sua faccia più nascosta.

Questa storia va avanti raccontata da Massimiliano Mancini in persona in occasione della presentazione del suo libro a Frosinone, il 26 Marzo scorso presso la libreria Ubik. “È una storia di emozioni questa – dice Mancini- le emozioni sconosciute della nostra terra” che in modo dinamico e fresco, continuiamo noi, vengono raccontate con delicatezza e attenzione ai particolari. È la Ciociaria della guerra ad essere protagonista, gli eroi quotidiani della sofferenza e della gioia, della campagna e della città, un misto tra spiritualità e politica, ironia e consapevole tragicità.

Mancini ci fa conoscere il buon Silverio e la tenace donna ciociara Gerardina, ragazzi della campagna uniti in una deliziosa storia d’amore, Ormisda, uomo fiero ed antifascista che inserisce nel romanzo una buona dose di questione politica, il buon parroco di San Benedetto che con pazienza e ironia gestisce le trame dei suoi parrocchiani. Sullo sfondo i colori della Frosinone bombardata e distrutta, delle donne e dei bambini di Terracina morti sotto mitragliatrici e bombe, dei carbonari di Veroli, eroi della fatica. Una storia che riunisce il territorio in una somiglianza di sofferenze ed esperienze che in realtà sono universali: “Scrivere è entrare dentro se stessi per scoprire che le proprie ferite sono anche quelle del mondo, afferma Mancini con il sorriso che lo contraddistingue spesso quando parla del suo lavoro di scrittore e storico.

Al suo fianco, durante la presentazione, Roberto Castellucci, artista ciociaro che ha dato vita alle storie del romanzo disegnando ogni capitolo con immagini fatte di nero e di contorni soltanto: “Il nero serve a lasciare libertà ad ognuno di colorare come meglio crede il disegno e la propria vita” spiega l’artista. Così anche la scelta di rappresentare immagini solo attraverso il loro contorno è a sua detta ispirazione guareschiana che lascia spazio al lettore di riempire il vuoto e dare risalto a ciò che lo delimita. In questo quadro di storia e tradizione come potrebbe mancare il dialetto, simbolo di saggezza e unità di un territorio che fino agli anni ‘70, racconta Mancini, “è stato un’unica terra comprendente anche la parte pontina”. Ed ecco allora che emergono aspetti dell’altra faccia della luna, quella più nascosta, che richiede un salto in ciò che è “oltre” e che ci incammina nella riflessione continua su noi stessi, sul nostro passato, su quello che siamo stati e che siamo con l’obiettivo certo di non dare risposte ma di sollevare domande.

Descrivendo l’esperienza a Casa Sanremo che lo scorso Febbraio, in occasione dell’evento musicale e culturale del festival, ha visto l’autore e l’artista Castellucci sconfinare nel territorio ligure, Mancini conclude “… è un libro che ci spinge a fare ciò che oggi ci fa più paura: calarci nelle emozioni“.  “L’altra faccia della luna” è quella della verità a volte ben nascosta. È questa la questione che il romanzo di Mancini solleva più di tutte: se la verità rende liberi, la ricerca della verità forse ancor di più.


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